Peter Brook con Warum Warum
Teatri e auditorium
Al Teatro Kismet, per la Stagione di Prosa del Comune di Bari realizzata in collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese, giovedì 11 e venerdì 12 marzo 2010 (alle 21.00), in esclusiva regionale Peter Brook con “Warum Warum”, in sostituzione dello spettacolo "Love is my sin".
prodotto da Schauspielhauses Zürich in collaborazione con Teatro Garibaldi di Palermo e Bart Production s.à.r.l.
Miriam Goldschmidt
WARUM WARUM
testo di Peter Brook, Marie-Hélène Estienne; traduzione tedesca Miriam Goldschmidt; musica di Francesco Agnello; basato su testi di Antonin Artaud, Edward Gordon Craig, Charles Dullin, Wsewolod Emiljewitsch Meyerhold.
regia di Peter Brook
Forse è lo spettacolo più "brookian" del suo teatro incantatore ed essenziale. Un manifesto della sua vita da artista. Messinscena frugale, allestimento economico, una parabola narrrativa che occosta Shakespeare ad Artaud. Con quest'opera Peter Brook ricompone in scena la vita di Meyerhold Wsewolod Emiljewitsch, grande martire morto per la sue integrità, sulla base di diversi testi ed esperienze del suo vissuto, facendo una nuova ricerca sull'essenza della rappresentazione teatrale. Accanto alla messa in scena d'importanti autori teatrali come Shakespeare, Checov o Beckett, Peter Brook ha sempre studiato e indagato sui mezzi e i significati del teatro. Lavori teatrali come "The Man Who" e "Qui est là", ma anche i suoi scritti, hanno accresciuto la nostra comprensione dell'arte teatrale. Nella primavera del 2008 Peter Brook e l'attrice Miriam Goldschmidt presentano a Zurigo un nuovo viaggio teatrale.
Avvalendosi della pura fisicità di una sua attrice storica quale Miriam Goldschmidt, in uno spazio vuoto dove quello che conta è l’arte dell’attore e dove la regia quasi scompare, con “Warum Warum” Peter Brook ricompone in scena la vita di Mejerhold. Vive invece in scena una lunga riflessione, certo proposta da una grande attrice, che abbandona i canoni teatrali finora seguiti. Non vi è dialogo né narrazione, il testo o canovaccio – nel quale ci si scaglia con ironia contro le idee conservatrici sul teatro – ha forme e struttura diaristiche. Non vi è dunque finzione e l’attrice è vestita con un abito elegante, non con un costume di scena: con uno sciarpone rosso sulle spalle, intorno al collo uno portafortuna, sulla testa un turbante. Camminando per il palcoscenico, Miriam Goldschmidt sviluppa le sue riflessioni arricchite con esempi riusciti, esclamazioni, espressioni e mimica. Al suo fianco, un musicista suona un misterioso e affascinante strumento, le musiche sono scritte ed eseguite dal vivo dal siciliano Francesco Agnello che suona lo hang, (strumento metallico, di forma rotonda e aspetto orientale ma che ha in realtà origine Svizzera), mentre il teatro sembra animarsi di vita propria quando giungono sul palco una sedia, messaggi su fogli di carta, una sagoma di legno che potrebbe essere l'intelaiatura di una porta. L'intento da cui nasce l'operazione teatrale che diviene via via sempre più esplicito, è quello di tracciare una sorta di interrogativo autobiografico sulle ragioni del fare teatro. Ma l'utilizzo di citazioni ispirate a stili di scrittura del tutto diversi e l'ordine spezzettato, con cui la drammaturga Marie-Hélène Estienne ha composto il variegato "montaggio", rendono ardua la ricostruzione di un tragitto verso un senso omogeneo. Restano sprazzi di domande sulla natura dell'identità dell'artista, e l'apologo finale che dà sostanza a quell'unico quesito posto come un estremo suggello: "perché?", d’altronde Brook non è certo il primo a proporre una drammaturgia “non teatrale” e qui mostra il processo artistico come percorso di un continuo dubitare e domandare, nello scambio tra attore e pubblico. Tuttavia non vuole dare dimostrazioni, né esporre teorie, il suo obiettivo è esortare e scuotere: «L’essenziale è risvegliare ciò che è vivo».
Giovedì 11 e Venerdì 12 marzo 2010
Ore 21.00
Teatro Kismet
Bari
Info: 080.5797667