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"Il Mare Nascosto" di Giuseppe Convertini"Il Mare Nascosto” è tratto dall’ultimo dramma compiuto scritto da Pirandello nel 1934 quando il suo corpo era ormai segnato dal tempo e dagli avvenimenti della vita.
Il testo è stato integralmente modificato e interpretato per dare una nuova immagine del dramma attraverso uno sdoppiamento degli attori tra presenza reale sul palcoscenico e presenza virtuale in video, radicalizzando il paradosso della realtà come finzione e l’idea secondo cui nella vita di ogni giorno siamo tutti attori della stessa commedia. Il mare, per il nostro protagonista, rappresenta una sorta di specchio che lo mette a tu per tu con un altro se stesso a lui sconosciuto. Enrico, pur innamoratissimo della moglie, improvvisamente, “non si sa come “ si è trovato a tradirla con un'amica di famiglia, Ginevra, moglie del suo più caro amico. Si trova ora circondato da un insieme di macerie: sono stati travolti la sua volontà, il suo amore per la moglie, la sua lealtà verso l'amico. Dove sono finiti questi princìpi e questi sentimenti? Da dove è sorto l'impulso irrefrenabile quanto improvviso della passione accecante? Queste domande angosciose assediano Enrico, ma il suo problema non è tanto il rimorso quanto l'investigazione torturante della ricerca della responsabilità. Lui allora decide di uscire dalla proiezione, abbandonare la commedia della vita di ogni giorno e indagare su cosa l’ha portato al tradimento. Conoscersi però significa morire. Perché, se uno può vedere la propria vita, è segno che non la vive più. Lo spettacolo racconta la storia di uomo serio e della sua improvvisa pazzia - almeno agli occhi degli altri. Lui, al contrario, sostiene di vedere finalmente, per la prima volta nella sua vita. Enrico ha tradito, malgrado la sua volontà; ma quando vede che Ginevra, tornato suo marito Giorgio, si comporta come se l'adulterio non fosse mai avvenuto, inizia a tormentarsi e ad indagare sul senso di responsabilità che investe tutti. Tutti, infatti, abbiamo compiuto, in forma più o meno grave, atti innocenti di cui però non abbiamo percepito le conseguenze. Perché l’abbiamo fatto? Chi o cosa ci ha spinto a farlo? La parte animale dell'uomo e l'istinto vivono una loro vita assestante, non riconducibile alla ragione, alle convenzioni, alle regole della società.
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